Ct 2,8–3,5 – Prima parte

Il Cantico potrebbe fermarsi al versetto 2,7, dove lo scongiuro solenne alle gazzelle e alle cerve dei campi, insieme all’invocazione […]

Il Cantico potrebbe fermarsi al versetto 2,7, dove lo scongiuro solenne alle gazzelle e alle cerve dei campi, insieme all’invocazione a non svegliare l’amore finché non lo voglia, rappresentano una chiusura perfetta e un approdo compiuto. Eppure, il versetto successivo spezza il silenzio: «Una voce! Il mio amato…» (2,8). Così, l’amore ricomincia con un’architettura diversa e una logica compositiva nuova. Il mosaico lirico del Prologo cede il passo alla sinfonia articolata della Prima Parte: non più frammenti giustapposti, ma composizioni ampie; non più istantanee folgoranti, ma sviluppi narrativi che abitano il tempo. È questa la soglia strutturale che vogliamo attraversare, per cogliere come il Cantico rilanci il movimento dell’amore cambiando sia la scala sia il respiro del canto.

Dal mosaico alla sinfonia

Il prologo era costituito da frammenti: canti brevi, di solito non oltre i cinque versi, che si accendevano e subito lasciavano spazio ad altri. Tuttavia, la prima parte cambia scala: il primo canto della donna si distende per dieci versetti (2,8-17) e il secondo per cinque (3,1-5). Successivamente, dopo l’interludio corale del corteo nuziale (3,6-11), vi saranno i canti dell’uomo con proporzioni invertite: prima breve (4,1-7), poi lungo (4,8-5,1). La struttura è chiastica: lunga-breve per lei e breve-lunga per lui, con la processione nuziale come elemento centrale.1

Non si tratta soltanto di una questione di lunghezza, bensì di un passaggio a un’altra logica compositiva: dal frammento che cattura l’istante, si giunge alla narrazione che segue l’amore nel suo dispiegarsi. Così, il tempo entra in scena con un peso che prima non aveva: dall’alba (2,8-17) alla sera (2,17), dalla sera alla notte (3,1) e dalla notte nuovamente verso il giorno (3,5).2 Una voce chiama, un invito si sviluppa e una ricerca attraversa spazi e ore. Di conseguenza, l’amore non è più colto nelle sue scintille improvvise, ma nel suo abitare la durata, nel suo confrontarsi con l’assenza e con il desiderio che rilancia. La simmetria tra i canti della donna e quelli dell’uomo non rappresenta un semplice ornamento formale, ma diventa significato incarnato: l’amore è dialogo, reciprocità, e danza di voci che si cercano e si rispondono.

Le riprese che trasformano

Anche se l’architettura cambia, la Prima Parte non abbandona il Prologo: anzi, lo riprende, lo rilancia e ne varia i temi. Infatti, è proprio questo gioco di continuità e rottura che segna il passaggio. Le gazzelle e le cerve, invocate in 2,7 come custodi del sonno, ricompaiono in 2,9 come figura dell’amato in movimento. Inoltre, la casa, che in 2,4 rappresenta lo spazio desiderato dell’intimità, diventa in 2,9 il muro che separa e la soglia da attraversare. Il tema della ricerca, già accennato in 1,7-8, si sviluppa ampiamente in 3,1-5. Il paesaggio, poi, muta: si passa dalle valli raccolte del Prologo (2,1) ai monti aperti della Prima Parte (2,8), per poi spostarsi dalla campagna alle vie della città (3,2-3).

Questi elementi sono ripresi per variazione, non per semplice ripetizione; infatti, ogni elemento ritorna, ma con un peso diverso e una funzione nuova. Il poeta, dunque, non ricomincia da capo, bensì riprende il filo e lo intreccia in un disegno più ampio. E questo vale anche per i ritornelli: l’abbraccio di 2,6 ritornerà in forma leggermente variata, mentre lo scongiuro di 2,7 riapparirà identico in 3,5, segnando così la fine di questa prima sezione dei canti della donna. Pertanto, i ritornelli non sono semplici refrain, ma rappresentano veri e propri marcatori strutturali e pietre miliari che scandiscono il percorso e segnalano chiusure e aperture.3

Una logica nuova

Perché questo cambiamento? Forse perché l’amore stesso matura quando si passa dallo stupore iniziale alla relazione che si sviluppa nel tempo e che, inevitabilmente, deve confrontarsi con spazi da attraversare, ostacoli da superare e tempi di separazione da affrontare.

Tuttavia, non si tratta di una progressione lineare verso un compimento definitivo, poiché il Cantico non racconta una storia con un inizio, uno sviluppo e una fine; è piuttosto una spirale, un ritorno su temi già affrontati, con l’obiettivo di approfondirli e di osservarli da un’altra prospettiva. Ogni sezione riprende il tema fondamentale della separazione, della ricerca e dell’incontro, tuttavia ogni volta lo fa con strumenti compositivi diversi e con una complessità crescente. Il passaggio dal Prologo alla Prima Parte rappresenta, quindi, un salto di scala e un cambio di prospettiva, dove l’amore si trasforma in architettura.


  1. Per l’analisi della struttura chiastica della sezione 2,8–5,1, cf. Barbiero, Cantico, 99-101.
  2. Sulla progressione temporale (mattino → sera → notte) come elemento strutturante di 2,8–3,5, cf. G. Barbiero, Cantico, 101.
  3. Sui ritornelli come marcatori strutturali nel Cantico, cf. Barbiero, Cantico, 35-36.

 

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